Lo scemo del mercato
Oggi mi piace parafrasare il detto “ lo scemo del villaggio” perché così mi sono sentito, il giullare del mercato coperto di la Spezia.
Però vi racconto la mia mattinata dall’inizio, e vi avviso che non sarò ne rapido ne coinciso, solo circonciso nello spirito.
Stamattina mi sveglio di buon umore, guardo il calendario e non è ne il primo novembre ne Immacolata concezione , per cui faccio fatica a capire questo stato d’animo che alle 7 di mattina per me assomiglia più ad un miracolo piuttosto che ad una rara coincidenza.
Poco male, incredulo di questa leggerezza decido di sfruttarla appieno per cui decido di correre al mercato coperto.
Amo le bancarelle, tutti quei colori esposti davanti a tanto grigiore , come se fosse una lotta quotidiana per rendere più vivace la nostra vita.
Profumi, consistenze, voci che si rincorrono, mercanti, mercature più o meno credibili, il tutto esposte come una galleria d’arte.
La mia missione stamattina è una sola, una soltanto:
trovare l’aglio nero!
Black, noir, Черный, 黑色, schwarz, negru… insomma spero che il concetto sia chiaro.
Motorino, sciarpina e tanto tanto buonumore mi portano al mercato.
Sapendo che mi aspettano tre ore di lavoro, piacevole ma pur sempre lavoro, mi fiondo prima di iniziare in un bar pasticceria nelle adiacenze.
Appena entro noto dei cannoli alla siciliana belli, con la ricotta ancora lucida sinonimo di esser stati appena confezionati , e seppur non rientrassero nel mio programma calorico mattutino decido subito di farne uno mio.
Non faccio in tempo ad indicarlo che la commessa mi esclama felicemente “ bravo! Li ho appena fatti!”
Ecco! Devo subito esercitare il primo controllo somatico della giornata, perché istintivamente sta nascendo un sorriso che denuncia ( eh già, grazie l’ho visto altrimenti di sicuro non farei colazione con 200 calorie di ricotta) ma che probabilmente la commessa può interpretare con altre sfumature poco piacevoli.
Purtroppo mi rendo conto che spesso per i miei amici è un bel divertimento notare tutte le sfumature della mia faccia quando vado a cena fuori o semplicemente la spesa.
Mi raccontano di caratterizzazioni fisiognomiche degne di Mr Bean, per cui mi trattengo subito e rispondo tra lo stupore e la felicità “ che bella fortuna! Li ho presi per caso e sono freschissimi!. Grazie”
Pancia pieno e spirito ancora traboccante entro nei padiglioni.
Subito noto che tantissimi banchi di frutta e verdure sono in mano ai cinesi, e senza fare una riflessione sana e realista sullo stato dell’economia in generale mi viene da supporre una delle domande più ignoranti e fuori luogo che potessi pormi, cioè quella di chissà se la roba esposta è realmente nostrale o viene da chissà quale via illecita, e in quel preciso momento mi immagino un Marco Polo che fa del contrabbando con radici di zenzero e pomodori pachino.
Consapevole che è una supposizione al limite tra il razzismo e il mero divertimento sorrido di me stesso, anzi mi scappa proprio una risata sperando che nessuno mi osservi perché è cosa buona ridere da soli ridere tra i denti altrimenti il confine dall’esser considerato pazzo è sempre più vicino.
Alzo lo sguardo cercando di contare più o meno quanto sono i banchi e noto che sono almeno una trentina, per cui il buon umore è affiancato da una nuova emozione, quella del successo della mia missione.
L’aglio nero, poco usato e poco conosciuto oggi sarà trovato da me in uno tra questi 30 banchi, magari in un sacchetto sfigato lasciato in qualche scaffale , ma il mio sesto senso mi dice che tornerò a casa con il mio tesoro.
( qui non vi dirò che sottovoce ho imitato Gollum del Signore degli anelli mentre esclama “il mio tesssooooroooo”. Non ve lo dirò perché è abbastanza umiliante che un ultra 40 enne rida da solo osservando dei cinesi mentre sfregandosi le mani imita un cult del cinema)
Pronti partenza via! Inizio dai primi banchi.
Mi metto in coda e impaziente aspetto il mio turno.
Primo banco.
“mi scusi, so che è difficile ma lei per caso ha dell’aglio nero?”
“aglio vero? Certo mica è finto!”
“no , mi scusi, nero, aglio nero”
“se vuole ho quello rosso e quello bianco”
“no grazie, mi serve proprio quello nero”
Peccato il primo banco è andato, ma d’altronde le cose belle vanno sudate, se vuoi puoi si dice .
Secondo banco
“mi scusi ha dell’aglio nero?”
“ esiste? “
“beh si altrimenti non glielo chiederei, ha per caso dei piselli quadrati blu?”
“ mai visti !”
“ beh quelli non esistono , scherzavoJ”
La prova del secondo banco finisce con una risata di entrambi per lo scambio veloce
Tralascio gli altri venti banchi, il mio sta assomigliando sempre più al viaggio ad Itaca.
Controllo il termometro del buon umore che è calato notevolmente, con una spinta di reni do la colpa all’ora legale, non so bene che nesso ci sia ma nell’immediato è l’unica spiegazione illogica che mi è venuta in mente.
Decido con una consapevolezza amara che è meglio abbassare le mie pretese.
Nei ultimi tre banchi, compresi i fiorai, inizio a chiedere dei fiori edibili.
Nulla, nulla da fare, sconsolato mi compro una piantina di crisantemi che vedo colorati.
Ultimo banco mi accingo a recitare il mio rosario per l’ultima volta.
“mi scusi ha dell’aglio nero?”
“no mai avuto”
“ per caso ha anche una sola qualità di fiori edibili?”
“no mi spiace, “
“ ultima domanda mi scusi, ha dei germogli di porro, aglio, barbabietola o qualsiasi altro germoglio?”
“ no, non li teniamo, non hanno mercato, pensi che faccio fatica anche vendere la valeriana quando è stagione”
“guardi allora per cortesia mi dia 2 kg di patate…..”
“gialle?”
“no rosse!”
Questa è stata la mia mattinata, tra sorrisi di chi ha più o meno legittimamente pensato che fossi scemo, tra stupore o la stupidità di chi ha pensato che stessi giocando.
In ogni situazione dovrebbe esistere una morale della favola, qui l’unica che intravedo per me è che se mai dovesse ricapitarmi di alzarmi con il buonumore devo alzarmi, far colazione con un cannolo siciliano e tornare a casa soddisfatto così.
p.s nel bagagliaio del motorino ho scoperto che i crisantemi hanno un odoro assai poco gradevole
