Ricordo ancora con molto piacere alcune delle cene fatte a casa quando avevo una serata libera.
Molto probabilmente in questa foto datata le mie amiche si sono messe in posa, ma probabilmente solo perché non sono stato abbastanza veloce a immortalarle prima.
La cucina è sempre convivialità, un piccolo angolo dove poter far star bene chi ti viene a trovare.
A prescindere da cosa prepari e come lo servi, rimane sempre un veicolo di affetto straordinario.
Poi per chi come me , ne ha fatto una professione, è facilmente intuibile che importanza ha per me il cibo, e in che modo lo offro a chi vuol condividere questo momento con me,.
Piccole ricerche mi dicono che prima che le forchette fossero inventate , se ne ha notizia intorno l’anno 1000 quando la principessa Maria, nuora del doge Pietro Orseolo II, ricevette da Bisanzio la sua dote; tra i vari oggetti c’era la prima forchetta: “Lei non toccava cibo con le mani, ma quando i suoi eunuchi lo ebbero tagliato in piccoli pezzetti, li portò delicatamente alla bocca con una piccola forchetta a due punte” così Pier Damiani la ricorda.
A quei tempi infatti si usavano alcune volte i coltelli ed altre una sorta di cucchiaio, ma la cosa più normale era servirsi delle mani e del pane per raccogliere il cibo dal piatto.
L’uso della forchetta si diffuse rapidamente anche in occidente e nel 1530 Erasmo da Rotterdam scriveva nel De civilitate morum puerilium che la scarpetta era consentita ai bambini a tavola solo se l’ avessero fatta anche i grandi, però senza mordere il pane prima di intingerlo, senza cincischiare troppo nel piatto o bagnare nella salsa fette troppo grandi di pane.
Più tardi il galateo associò definitivamente la scarpetta ad un tipo di comportamento rozzo, ed oggi è concessa solo in riunioni familiari informali e sempre infilzando previamente il pane nella forchetta.
Questo è in sintesi quello che potrete trovare scritto sull’uso della forchetta e sopratutto della scarpetta.
Io sono nato a Roma, e l’usanza della scarpetta è quasi un rito da ossequiare per dimostrare di aver gradito il cibo che ci è stato preparato e donato.
Io francamente non mi sono mai scandalizzato nel vedere questa pratica, neppure in contesti non informali come nei ristoranti.
Anzi, al contrario , chi ancora tocca il cibo con le proprie mani, come si usa ancora oggi per alcune pietanze nella maggior parte dei paesi non occidentali, ha compreso appieno il sacro legame che esiste tra l’uomo e ciò che mangia.
Insomma, per me, fare la scarpetta è un gesto che trascende il semplice pasto.
