Spesso quando sono con dei ragazzi più giovani di me, (notare che con una finezza stilistica mi sono attribuito una giovane età) affiorano tanti ricordi di quando ,oramai 25 anni fa ho iniziato questo mestiere.
Piccoli flash del passato…
Ricordo il mio primo giorno a Firenze e il suo istituto dalla fama eccelsa in Italia.
Ho ancora sulla pelle un senso di paura che non ho mai addomesticato fino in fondo di quando entrai per la prima volta in una cucina.
Dei saloni che sembravano immensi, pieni di macchinari, con professori poco accondiscendenti e da un insieme di regole ferree che sembrano eccessive a un ragazzetto .
Ma forse il ricordo più nitido è legato a quella figura strana che si presentava ogni anno nelle prime settimane di scuola:
il sarto!
Arrivava questo ometto che ti prendeva le misure per quei buffi pantaloni sale e pepe, per quelle giacche candide e immacolate con così tanti bottoni da rimaner spiazzato , e per quei cappelli dritti che andavano stirati solo con l’amido.
Allarga le braccia! schiena dritta! ne sento ancora le urla.
Per un bischero come me pareva più il becchino che prendeva i centimetri per la prossima bara, ma si sà, la fantasia di un 14 enne è perversa.
Una divisa che ho amato e odiato, una divisa che è diventata la mia seconda pelle, una divisa con cui mi sono addormentato e svegliato spesso, una divisa che talune volte mi ha fatto da pigiama, altre volte indossata solo per esibizioni davanti a un pubblico.
Però ricordo bene la prima volta che l’ho indossata e mi son sentito uno sposo novello, una divisa che ho letteralmente bruciato dalla rabbia in un camino della Lunigiana, e poi coccolata, una divisa che occupa da sempre buona parte del mio guardaroba.
Questo mi riaffiora in mente davanti a quei ragazzi che vogliono iniziare un percorso simile, una divisa che può essere consumata non tanto dal tempo che passa ma solo dalla passione che smuove.
Un abbraccio a tutti quei giovani di età e di spirito